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Poliomelite: Albania 1996

Nel 1996 è scoppiata in Albania una delle peggiori epidemie degli ultimi anni. Per un lungo periodo questo paese era rimasto isolato politicamente e quindi era estremamente difficile che i visitatori provenienti da altri paesi potessero entrare in Albania. Durante il lungo periodo di isolamento l’Albania non era riuscita a realizzare un efficiente programma di vaccinazione per la poliomielite, soprattutto per la mancanza di un sistema organizzato per la conservazione a bassa temperatura dei vaccini. Il vaccino per la poliomielite tipo Sabin è infatti molto sensibile alle variazioni di temperatura.
Dopo che per circa 15 anni non erano stati segnalati casi di poliomielite dovuti a virus selvaggio, dal maggio al dicembre 1996 l’Albania è stata colpita da un’importante epidemia che ha coinvolto 138 persone causando 16 morti (tasso di letalità 11%) e 87 casi di paralisi permanente. Altri casi furono riscontrati anche in Yugoslavia (24 casi tra gli Albanesi del Kossovo) e Grecia (5 casi in bambini Tzigani), tutti in persone non vaccinate o incompletamente vaccinate. Probabilmente solo l’alto standard delle vaccinazioni in Italia ha evitato la diffusione di casi di polio anche nel nostro paese, nonostante il grande afflusso di immigrati albanesi durante e immediatamente dopo il periodo di sviluppo dell’epidemia. L’età dei pazienti variava da 2 mesi a 52 anni ma il 78% di essi aveva tra gli 11 e i 35 anni; l’incidenza rimase invece bassa tra i bambini, a prova dell’efficacia delle due giornate nazionali di vaccinazione (NID) tenutesi poco prima dello scoppio dell’epidemia. Un piccolo picco di incidenza si ebbe tra i neonati di età inferiore ai 6 mesi, non reclutabili per le NID e non completamente vaccinati durante il picco epidemico.
Se pensiamo che l’infezione da virus della poliomielite si manifesta con sintomi evidenti solo in un caso su 100, è evidente come le dimensioni di questa epidemia siano state molto grandi e l’infezione possa aver interessato 15 mila persone.
L’alta suscettibilità all’infezione tra i giovani adulti è stata confermata anche da indagini sierologiche effettuate sugli immigrati in Italia e può essere spiegata dalle gravi carenze segnalate nelle pratiche di vaccinazione intraprese prima del 1980, dovute principalmente ad una cattiva conservazione dei vaccini. L’agente responsabile di questa epidemia fu isolato in 74 pazienti ed identificato come un virus selvaggio di tipo 1; l’analisi sequenziale del genoma ha mostrato una omologia del 95% con un ceppo isolato in Pakistan nel 1995. Il controllo dell’epidemia è stato raggiunto grazie a due sessioni di vaccinazione di massa con vaccino orale trivalente, che furono rivolte a tutta le persone di età inferiore a 50 anni raggiungendo circa l’85% di questa popolazione.
Questi dati sottolineano che l’assenza di casi per molti anni non esclude l’esistenza di gruppi di persone suscettibili all’interno della popolazione ed il pericolo rappresentato dall’importazione di poliovirus selvaggio nelle nazioni europee; rimarcano inoltre l’importanza del mantenimento della catena del freddo per la distribuzione di un vaccino efficace e l’efficacia della campagna nazionale di vaccinazione per il controllo dell’epidemia.

Fonte: http://www.levaccinazioni.it/informagente/Mondo/Epidemie.htm#morbirl